Un nuovo cammino

Mai come adesso la parola d’ordine “rilancio” rischia di essere un appello che cade nel vuoto, se non sapremo cogliere la richiesta di cambiamento, anche a livello personale, imposta dalla difficile situazione in cui ci troviamo.

Abbiamo festeggiato il 25 Aprile pur in presenza di un nuovo “invasore” che ci ha privato, in alcuni casi, delle più elementari espressioni e manifestazioni di libertà. Non è stato possibile uscire liberamente di casa, ci ha costretto ad autocertificare i nostri “giusti motivi” di spostamento. Non abbiamo potuto più recarci al nostro lavoro. In molti l’abbiamo perso. I nostri piccoli non hanno potuto più giocare nei parchi, i nostri figli non hanno potuto più frequentare la scuola. Abbiamo fatto e facciamo la fila per comperare i beni di prima necessità. Non possiamo più andare al bar per un caffè, al ristorante e addirittura dal barbiere. Di cinema, teatri, stadi, discoteche, musei e feste private, neanche a parlarne. Ci è stato vietato perfino di andare in chiesa per una messa o per dare l’ultimo saluto a chi non ce l’ha fatta. E sono molti. Ci avviciniamo alla soglia dei 30 mila.

È un invasore impossibile da vedere, la cui presenza però è così ingombrante e tangibile che spesso si appropria persino del nostro stato d’animo. Un nemico che non ha armi convenzionali, ma che uccide e semina terrore in ogni luogo. Ha spento la luce dei nostri giorni, di quelle che pensavamo fossero le nostre conquiste, le nostre certezze.

Dobbiamo prenderne atto, ha cambiato e cambierà ancora il mondo. Ma siamo qui non per lamentarci del buio, ma per accendere una seppur piccola luce che ci può guidare, attraverso quell’oscurità, verso un nuovo futuro. 

Tutti sanno ed hanno capito che è arrivato il momento di cambiare. I vecchi modi e modelli non possono più andar bene. Un’epoca è finita.

Molti di noi hanno smarrito, speriamo non definitivamente, la loro via, la loro volontà e il senso della loro missione. Quei metodi, quei sistemi che fino a ieri hanno più o meno funzionato, oggi non possono più andar bene. Le parole, anche se belle, non servono più. Anzi sono più pericolose e dannose dei silenzi. Siamo entrati ormai da 20 anni nel terzo millennio, ma solo ora abbiamo compreso di trovarci alla soglia di una nuova Era, fatta certamente di grandi pericoli ma, se siamo attenti e capaci, di altrettanto grandi opportunità. 

Non possiamo più cullarci nella retorica delle parole, chi non capisce o non ha ancora capito questo, non vuole bene ai suoi figli, alla sua famiglia ed alle generazioni future. 

Abbiamo bisogno di coraggio e non di autocompiacimento, di persone capaci e non abili venditori. Certo, sarebbe più facile restare nella mediocrità che ha contraddistinto, fino ad oggi, tutta la classe politica. Abbiamo bisogno di idee anche semplici ma attuabili per risollevare l’economia. E ce ne sono, basterebbe solo, in alcuni casi, governare per il bene di tutto il paese e non per perseguire un becero ed effimero consenso elettorale. Assicurazioni e menzogne sul non far pagare o far diminuire le tasse non devono più appartenerci, purtroppo l’enorme debito pubblico lo conosciamo tutti. I tempi richiedono nuova inventiva, innovazione, immaginazione, decisione. 

Ci troviamo ad una svolta, possiamo definitivamente cadere nel baratro o tirarci fuori.

Bisogna fare appello all’orgoglio e non al portafoglio di tutta quella generazione imprenditoriale ed affidargli delle solide promesse di sostegno, di certezze e sicurezze per potergli chiedere, ancora una volta, nuovi e maggiori sacrifici. 

Possiamo dimostrare ancora una volta che questo paese può sostenersi a lungo con le sue ampie opportunità, le sue molteplici alternative e reggere al confronto con le altre Nazioni.

Ne abbiamo o non ne abbiamo la volontà e la forza d’animo? Siamo o no in grado di lasciarci alle spalle la ruggine dell’ipocrisia ed entrare in una nuova epoca? 

Siamo e saremo capaci di questo? Siamo e saremo davvero all’altezza delle situazioni e dei compiti che ci aspettano? 

Certamente sì, se come disse J.F.K. saremo decisi a sacrificare il presente per il futuro ed abbandonare l’idea di dover sacrificare il nostro futuro per goderci il nostro presente! Queste le scelte che siamo chiamati a fare, ineludibili, necessarie. Non ci sono alternative.

Vogliamo l’aria fresca e frizzante del nuovo a cui siamo chiamati a contribuire o l’aria viziata e malsana della mediocrità, fino a ieri spacciataci per normalità?

Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, delle mani di tutti, delle idee, delle voci, della capacità e dell’impegno di tutti coloro che oggi più che mai hanno capito che non possono più girarsi dall’altra parte, far finta di non vedere per non impegnarsi nella rinascita del nostro paese.

Sarà un cammino certamente lungo, impegnativo, difficile, con molte insidie ma non impossibile.

Foto: Free-Photos da Pixabay